lunedì 11 ottobre 2010

Sussurri


Stava seduto, solitario, ad ascoltare pomeriggi interi nelle acque, che danzavano quiete sul fondale.
Figlio mio, stai bene?
Si era perso in un lontano silenzio, stupito d'essere ancora lui nel divenire del lago.
Sussurra... riesci a sentirlo?”
Il padre scosse il capo, tornando a sistemare canna e lenza, nella speranza di pescare un pesciolino per cena:
Cosa ti mostra?”
Era difficile da esprimere: voci dolenti, in cerca d'un senso di vaga contentezza.
Nell'incresparsi di quello specchio, i morbi, i riflessi del mondo: seppelliti sussurri.

3 commenti:

  1. Guarda... mi piace.
    Bisogna rileggero più volte per comprenderne il senso e devo dirti che nemmeno fino in fondo si comprende. E forse è questa la magia che lo rende un buon racconto. Sarebbe carino se tu lo sviluppassi.
    Roberta

    RispondiElimina
  2. Mmm... questo racconto fa parte di quel pensiero che io chiamo Impressionista, sai perché? Perché ti dà l'immagine, è un quadro dipinto, è "occultato", nascosto, si vede e non si vede, è qualcosa di fugace, breve. Osserva la scelta letteraria: il padre è un pescatore, fa parte della classe sociale più bassa e tenta di pescare "un pesciolino"... nota la miseria. Perché la contentezza è vaga? Perché le contentezze che cerchiamo sono sempre illusorie... durano poco. è questa la miseria umana. Il resto non te lo dico, perde di valore :)

    RispondiElimina