Il ritmo, in musica, si definisce il susseguirsi di accenti con una regolarità periodica, basato sulla suddivisione del tempo della musica in forme e misure variabili.
è nell'Europa del Seicento che si affermò il concetto di sistema tonale, ovvero il ritmo come successione regolare di suoni
con accenti forti e deboli. Infatti, all'epoca barocca e medioevale, il
canto gregoriano e il madrigale erano caratterizzati da un ritmo più
libero e connesso alla parola.
La regolarità del ritmo è già presente
a livello naturale: l'alternarsi di giorno e notte, battito cardiaco,
oscillazioni di un pendolo, il modo di camminare, dilatazione e
contrazione delle maree. Il ritmo è il suono del mondo, che l'uomo ha riprodotto nelle arti espressive, tra cui la musica, ove la sua unità di misura convenzionale è il bpm (battiti per minuto).
I
bpm sono un'unità di misura di frequenza utilizzata per misurare il
battito cardiaco o le oscillazioni di un metronomo. Il bpm è sinonimo
dell'indicazione MM (Metronomo Malzel): 60 bpm, ad esempio, equivalgono a
60 battiti al minuto (uno al secondo) e cioè a 1Hz. Ai tempi della
musica classica non era ancora disponibile il metronomo, le indicazioni
erano convenzionali come Lento o Allegro;
successivamente, con l'avvenire della notazione moderna, l'unità di
movimento è stata espressa con questa precisa unità di misura diventata
preziosissima per la disco music.
Il variare di un ritmo è
provocato dal variare degli accenti, infatti distinguiamo due momenti
fondamentali: il momento di slancio, detto arsi (dal greco arsis, elevare) e il momento di riposo, detto testi (da thesis, porre), che corrisponde all' accento in battere. Per accento si intende il maggior rilievo
che alcuni suoni hanno nel contesto di una melodia, che crea in chi sta
ascoltando una sensazione appunto detta ritmo. Si tratta di quella
distinzione tra accento forte e accento debole e degli altri tipi di
accenti esistenti (metrico, ritmico, dinamico, agogico, melodico o
patetico).
L'accento metrico è quello che cade sulla prima
nota di ogni misura; non è segnato graficamente, nella maggior parte
delle volte non si avverte, ma in composizioni come i valzer o le marce
diventa un elemento fondante. L' accento ritmico è invece quello che cade sui tempi, non è segnato e non si deve far sentire. L' accento dinamico
può essere collocato su qualsiasi nota con lo scopo di aumentarne
l'intensità; è usato nei ritmi sincopati per rafforzare un tempo o una
suddivisione inizialmente debole; si segna col simbolo > (maggiore) e
viene posto sopra o sotto la nota. L' accento agogico può
cadere su una nota qualsiasi della misura, enfatizza il discorso
musicale, molto usato nel periodo romantico, segnato con un trattino
sopra la nota; indica che il suono deve essere appoggiato, ma non
forzato. L' accento melodico o patetico aggiunge un tocco di pathòs
alla composizione, per cui il suono deve essere rafforzato o tenuto;
può essere posto su qualsiasi nota e si segna graficamente in questo
modo: >, sf, sfz, sfp.
Lo scopo di questo
post è quello di suscitare un parallelismo con la scrittura: una pagina
come partitura, frasi come battute, l'effetto della disposizione delle
parole come accenti musicali, racconti come canzoni, romanzi come
sinfonie, accelerazione o decelerazione di ritmo: in poche parole, ritmo nella narrazione.
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