lunedì 23 agosto 2010

Cenni di ritmica musicale

Il ritmo, in musica, si definisce il susseguirsi di accenti con una regolarità periodica, basato sulla suddivisione del tempo della musica in forme e misure variabili.
è nell'Europa del Seicento che si affermò il concetto di sistema tonale, ovvero il ritmo come successione regolare di suoni con accenti forti e deboli. Infatti, all'epoca barocca e medioevale, il canto gregoriano e il madrigale erano caratterizzati da un ritmo più libero e connesso alla parola.
La regolarità del ritmo è già presente a livello naturale: l'alternarsi di giorno e notte, battito cardiaco, oscillazioni di un pendolo, il modo di camminare, dilatazione e contrazione delle maree. Il ritmo è il suono del mondo, che l'uomo ha riprodotto nelle arti espressive, tra cui la musica, ove la sua unità di misura convenzionale è il bpm (battiti per minuto).
I bpm sono un'unità di misura di frequenza utilizzata per misurare il battito cardiaco o le oscillazioni di un metronomo. Il bpm è sinonimo dell'indicazione MM (Metronomo Malzel): 60 bpm, ad esempio, equivalgono a 60 battiti al minuto (uno al secondo) e cioè a 1Hz. Ai tempi della musica classica non era ancora disponibile il metronomo, le indicazioni erano convenzionali come Lento o Allegro; successivamente, con l'avvenire della notazione moderna, l'unità di movimento è stata espressa con questa precisa unità di misura diventata preziosissima per la disco music.
Il variare di un ritmo è provocato dal variare degli accenti, infatti distinguiamo due momenti fondamentali: il momento di slancio, detto arsi (dal greco arsis, elevare) e il momento di riposo, detto testi (da thesis, porre), che corrisponde all' accento in battere. Per accento si intende il maggior rilievo che alcuni suoni hanno nel contesto di una melodia, che crea in chi sta ascoltando una sensazione appunto detta ritmo. Si tratta di quella distinzione tra accento forte e accento debole e degli altri tipi di accenti esistenti (metrico, ritmico, dinamico, agogico, melodico o patetico).
L'accento metrico è quello che cade sulla prima nota di ogni misura; non è segnato graficamente, nella maggior parte delle volte non si avverte, ma in composizioni come i valzer o le marce diventa un elemento fondante. L' accento ritmico è invece quello che cade sui tempi, non è segnato e non si deve far sentire. L' accento dinamico può essere collocato su qualsiasi nota con lo scopo di aumentarne l'intensità; è usato nei ritmi sincopati per rafforzare un tempo o una suddivisione inizialmente debole; si segna col simbolo > (maggiore) e viene posto sopra o sotto la nota. L' accento agogico può cadere su una nota qualsiasi della misura, enfatizza il discorso musicale, molto usato nel periodo romantico, segnato con un trattino sopra la nota; indica che il suono deve essere appoggiato, ma non forzato. L' accento melodico o patetico aggiunge un tocco di pathòs alla composizione, per cui il suono deve essere rafforzato o tenuto; può essere posto su qualsiasi nota e si segna graficamente in questo modo: >, sf, sfz, sfp.

Lo scopo di questo post è quello di suscitare un parallelismo con la scrittura: una pagina come partitura, frasi come battute, l'effetto della disposizione delle parole come accenti musicali, racconti come canzoni, romanzi come sinfonie, accelerazione o decelerazione di ritmo: in poche parole, ritmo nella narrazione.

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