Dopo aver completato un dattiloscritto, non ci si deve aspettare che
venga pubblicato, anzi è molto più probabile che lo rifiutino, con tanto
di lettera prestampata, oppure non si saranno degnati nemmeno di
leggerlo, particolarmente se siamo alle prima armi e non abbiamo
esordito. Se abbiamo scritto un romanzo, dunque, il suo posto sarà al
macero.
C'è da precisare, però, che un conto è parlare di scrittura,
un altro conto è parlare di pubblicazione: esiste una differenza tra la
scrittura privata e quella pubblica. Se siamo davvero in grado di
sostenere tecnicamente la scrittura pubblica, ciò farà di noi de
narratori, oltre che degli appassionati di letteratura.
Dopo la pubblicazione di un libro, non se ne sa più niente, è "partito per la guerra", si dovrà temere anche il peggio per lui.
Prima
di tutto, sulla nostra lista di persone alle quali far leggere le
nostre cose gli editori dovrebbero venire in fondo a tutto: essi sono i
lettori peggiori che ci siano, è meglio chiedere consiglio ad amici e
parenti e i loro commenti. In quanto scrittori, abbiamo bisogno di
lettori e non di editori.
Ad ogni modo, se proprio si vuole pubblicare uno scritto, si può procedere in vari modi:
- la lettera di presentazione:
su una lista di cento scrittori, leggere cento lettere "simpatiche" non
è tanto simpatico, scrivere una presentazione classica è più idoneo;
- la scelta degli editori:
procuriamoci un catalogo dell'editore, se non lo conosciamo. Non
scattiamo al minimo cenno di interesse! A volte l'editore chiederà una
somma di denaro, un "contributo". Informiamoci sulla casa editrice, che
tipo di libri pubblica e immaginiamo se il nostro lavoro sta bene tra i
prodotti della casa;
- le agenzie letterarie: un agente si
occupa di contattare gli editori in vece nostra, ma se gli editori
stanno ancora a domandarsi chi siamo, può darsi che ciò non sia molto
d'aiuto;
- non buttiamoci a caso su Internet: frequentiamo gli
ambienti più disparati e accettiamo quanti più consigli è possibile.
Nel post precedente "Riviste letterarie" vengono citati alcuni ambienti
online o cartacei.
Domanda: Quante lettere di rifiuto si possono ricevere prima di pubblicare? C’è un metodo per evitarle?
Generalmente,
si deve scegliere la giusta casa editrice prima di pubblicare. Inutile
scrivere un fantasy a un editore che pubblica thriller, o i cui prodotti
siano differenti da quelli che speriamo. L’editore, però, molto spesso
tenderà ad evitare di rispondere, se non interessato. Per evitare
lettere di rifiuto, se ce ne sono, la cosa fondamentale, anche se può
sembrare banale, è scrivere bene, quindi molta autocritica e darsi tempo
per migliorare lo stile, senza sottrarre naturalità al testo:
assecondare il proprio carattere, fare delle scelte consapevoli, trovare
dei lettori che ci diano dei consigli. Poi, dopo aver completato il
proprio lavoro, le opzioni possono essere molte, come ad esempio
consultare un agente che consiglia all’attenzione di chi mandarlo (e qui
entra in ballo l‘editore).
Consigli utili
- Appunti:
sono il primo strumento di chi scrive. Meglio scarabocchiare a
proposito di tutto che ricordare qualcosa che non ci siamo appuntati.
Male che vada, quello che non ci piace facciamo sempre in tempo a
buttarlo via;
- Curiosità: leggere di tutto aiuta a trovare ispirazione, sopratutto testi non narrativi;
- Domani: se oggi non trovate ispirazione, rimandate a domani, forse sarà meglio...
- Esperienza:
fa sempre bene riportare un brandello di esperienza, purché uno scritto
non sia una copia autobiografica. Tuttavia non è necessario;
- Familiari: hanno sempre ragione, specie quando dicono che la scrittura si sta mangiando gran parte della nostra vita;
- Giocattoli,
gingilli vari: conservano dietro a sé una storia. Non si sa mai,
metterli sulla scrivania, o dove scriviamo, aiuta a trovare ispirazione;
- Io narrante:
l’ “io” narrante è una gran bella cosa, sopratutto se vogliamo mettere
bene a fuoco i pensieri, la vita, le emozioni del personaggio
principale. Da considerare che noi scriviamo “io”, ma è qualcun altro.
Non è consigliabile mai riempire i suoi vuoti di opinione con le nostre
idee: o sono le sue o non c’entrano nulla con la storia;
- Lentezza:
non è un problema, soprattutto se abbiamo delle scadenze. Certo, se
siamo lenti, abbiamo bisogno di parecchio tempo, ma che fretta abbiamo?
- Martiri:
la scrittura si nutre della nostra vita, dei nostri pensieri, delle
nostre esperienze. Rinunciare a tutto per scrivere non è una buona idea,
ed è controproducente. Il sacrificio è una cosa, il martirio è
un’altra: se pensiamo di non poter vivere senza scrittura, è molto più
vero il contrario;
- Olfatto: nella scrittura ci sono molti elementi visivi e uditivi, ma pochi elementi olfattivi. Perché non metterceli?
- Ovvietà:
le ovvietà di per sé non sono un problema, diventano un problema quando
non sono maneggiate con disinvoltura. L’ovvietà ha il pregio di non
cambiare mai natura: è ovvio il modo, ma non il contenuto. Per esempio:
“Oggi ha piovuto come non pioveva da almeno dieci mesi” non è
necessariamente un’ovvietà, detta ad una persona costretta a letto e che
non vede il mondo esterno. “Oggi ha piovuto e siamo in agosto” alza il
contenuto informativo della frase, non è un’ovvietà. “Il clima è
impazzito” è un’ovvietà, possiamo scriverlo in senso ironico, per
ridicolizzare un personaggio, per criticare un costume ecc...
L’importante è non considerare un’ovvietà interessante o informativa di
per sé;
- Pazienza: se ne deve avere in abbondanza.
Potremmo passare anni prima di capire di aver lavorato invano. Se
presentiamo un dattiloscritto a cinque editori diversi che sembrano
perfetti per la pubblicazione, ma non ci degnano nemmeno di una
risposta, facciamoci domande sul perché vogliamo scrivere. è proprio
necessario? Abbiamo così tanto bisogno di un riscontro da parte di una
casa editrice? Perché?
- Stimoli: qui non esiste una
regola. Tutto fa brodo, qualsiasi cosa può essere ispirante. Magari un
giorno riusciremo a scrivere un romanzo che parte da uno
schiacciapatate;
- Taccuino: ottimo per raccogliere gli
appunti. Dev’essere di piccolo formato, con i fogli che si strappano
facilmente, senza la calcolatrice appiccicata dietro o il portapenne.
Del resto, il portapenne è un’invenzione inutile. Se reputate necessario
decorarlo, meglio;
- Viaggiare: Il diario di viaggio è un
ottimo esercizio. Tenere un diario di bordo, possibilmente non bianco,
contiene storie riciclabili per la scrittura.
Nessun commento:
Posta un commento