lunedì 23 agosto 2010

Prepariamoci al peggio!

Dopo aver completato un dattiloscritto, non ci si deve aspettare che venga pubblicato, anzi è molto più probabile che lo rifiutino, con tanto di lettera prestampata, oppure non si saranno degnati nemmeno di leggerlo, particolarmente se siamo alle prima armi e non abbiamo esordito. Se abbiamo scritto un romanzo, dunque, il suo posto sarà al macero.
C'è da precisare, però, che un conto è parlare di scrittura, un altro conto è parlare di pubblicazione: esiste una differenza tra la scrittura privata e quella pubblica. Se siamo davvero in grado di sostenere tecnicamente la scrittura pubblica, ciò farà di noi de narratori, oltre che degli appassionati di letteratura.
Dopo la pubblicazione di un libro, non se ne sa più niente, è "partito per la guerra", si dovrà temere anche il peggio per lui.
Prima di tutto, sulla nostra lista di persone alle quali far leggere le nostre cose gli editori dovrebbero venire in fondo a tutto: essi sono i lettori peggiori che ci siano, è meglio chiedere consiglio ad amici e parenti e i loro commenti. In quanto scrittori, abbiamo bisogno di lettori e non di editori.
Ad ogni modo, se proprio si vuole pubblicare uno scritto, si può procedere in vari modi:

- la lettera di presentazione: su una lista di cento scrittori, leggere cento lettere "simpatiche" non è tanto simpatico, scrivere una presentazione classica è più idoneo;
- la scelta degli editori: procuriamoci un catalogo dell'editore, se non lo conosciamo. Non scattiamo al minimo cenno di interesse! A volte l'editore chiederà una somma di denaro, un "contributo". Informiamoci sulla casa editrice, che tipo di libri pubblica e immaginiamo se il nostro lavoro sta bene tra i prodotti della casa;
- le agenzie letterarie: un agente si occupa di contattare gli editori in vece nostra, ma se gli editori stanno ancora a domandarsi chi siamo, può darsi che ciò non sia molto d'aiuto;
- non buttiamoci a caso su Internet: frequentiamo gli ambienti più disparati e accettiamo quanti più consigli è possibile. Nel post precedente "Riviste letterarie" vengono citati alcuni ambienti online o cartacei.

Domanda: Quante lettere di rifiuto si possono ricevere prima di pubblicare? C’è un metodo per evitarle?

Generalmente, si deve scegliere la giusta casa editrice prima di pubblicare. Inutile scrivere un fantasy a un editore che pubblica thriller, o i cui prodotti siano differenti da quelli che speriamo. L’editore, però, molto spesso tenderà ad evitare di rispondere, se non interessato. Per evitare lettere di rifiuto, se ce ne sono, la cosa fondamentale, anche se può sembrare banale, è scrivere bene, quindi molta autocritica e darsi tempo per migliorare lo stile, senza sottrarre naturalità al testo: assecondare il proprio carattere, fare delle scelte consapevoli, trovare dei lettori che ci diano dei consigli. Poi, dopo aver completato il proprio lavoro, le opzioni possono essere molte, come ad esempio consultare un agente che consiglia all’attenzione di chi mandarlo (e qui entra in ballo l‘editore).

Consigli utili


- Appunti: sono il primo strumento di chi scrive. Meglio scarabocchiare a proposito di tutto che ricordare qualcosa che non ci siamo appuntati. Male che vada, quello che non ci piace facciamo sempre in tempo a buttarlo via;

- Curiosità: leggere di tutto aiuta a trovare ispirazione, sopratutto testi non narrativi;

- Domani: se oggi non trovate ispirazione, rimandate a domani, forse sarà meglio...

- Esperienza: fa sempre bene riportare un brandello di esperienza, purché uno scritto non sia una copia autobiografica. Tuttavia non è necessario;

- Familiari: hanno sempre ragione, specie quando dicono che la scrittura si sta mangiando gran parte della nostra vita;

- Giocattoli, gingilli vari: conservano dietro a sé una storia. Non si sa mai, metterli sulla scrivania, o dove scriviamo, aiuta a trovare ispirazione;

- Io narrante: l’ “io” narrante è una gran bella cosa, sopratutto se vogliamo mettere bene a fuoco i pensieri, la vita, le emozioni del personaggio principale. Da considerare che noi scriviamo “io”, ma è qualcun altro. Non è consigliabile mai riempire i suoi vuoti di opinione con le nostre idee: o sono le sue o non c’entrano nulla con la storia;

- Lentezza: non è un problema, soprattutto se abbiamo delle scadenze. Certo, se siamo lenti, abbiamo bisogno di parecchio tempo, ma che fretta abbiamo?

- Martiri: la scrittura si nutre della nostra vita, dei nostri pensieri, delle nostre esperienze. Rinunciare a tutto per scrivere non è una buona idea, ed è controproducente. Il sacrificio è una cosa, il martirio è un’altra: se pensiamo di non poter vivere senza scrittura, è molto più vero il contrario;

- Olfatto: nella scrittura ci sono molti elementi visivi e uditivi, ma pochi elementi olfattivi. Perché non metterceli?

- Ovvietà: le ovvietà di per sé non sono un problema, diventano un problema quando non sono maneggiate con disinvoltura. L’ovvietà ha il pregio di non cambiare mai natura: è ovvio il modo, ma non il contenuto. Per esempio: “Oggi ha piovuto come non pioveva da almeno dieci mesi” non è necessariamente un’ovvietà, detta ad una persona costretta a letto e che non vede il mondo esterno. “Oggi ha piovuto e siamo in agosto” alza il contenuto informativo della frase, non è un’ovvietà. “Il clima è impazzito” è un’ovvietà, possiamo scriverlo in senso ironico, per ridicolizzare un personaggio, per criticare un costume ecc... L’importante è non considerare un’ovvietà interessante o informativa di per sé;

- Pazienza: se ne deve avere in abbondanza. Potremmo passare anni prima di capire di aver lavorato invano. Se presentiamo un dattiloscritto a cinque editori diversi che sembrano perfetti per la pubblicazione, ma non ci degnano nemmeno di una risposta, facciamoci domande sul perché vogliamo scrivere. è proprio necessario? Abbiamo così tanto bisogno di un riscontro da parte di una casa editrice? Perché?

- Stimoli: qui non esiste una regola. Tutto fa brodo, qualsiasi cosa può essere ispirante. Magari un giorno riusciremo a scrivere un romanzo che parte da uno schiacciapatate;

- Taccuino: ottimo per raccogliere gli appunti. Dev’essere di piccolo formato, con i fogli che si strappano facilmente, senza la calcolatrice appiccicata dietro o il portapenne. Del resto, il portapenne è un’invenzione inutile. Se reputate necessario decorarlo, meglio;

- Viaggiare: Il diario di viaggio è un ottimo esercizio. Tenere un diario di bordo, possibilmente non bianco, contiene storie riciclabili per la scrittura.

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