lunedì 23 agosto 2010

Cenni di ritmica poetica

Il ritmo, in poesia, è la cadenza musicale da cui deriva l'armonia poetica di un componimento. A differenza della musica, il ritmo è scandito dal numero di sillabe di un verso e dagli accenti ritmici che cadono sulle sillabe toniche (o accentate), cioè il punto in cui, nel processo di rilettura, la voce andrà ad appoggiarsi.
I versi italiani sono principalmente di dieci tipi: cinque parisillabi e cinque imparisillabi. Si distinguono in bisillabo, trisillabo, quadrisillabo, pentasillabo, senario, settenario, ottonario, enneasillabo, decasillabo e endecasillabo. Il bisillabo ha un solo accento sulla prima sillaba, il trisillabo sulla seconda, il quadrisillabo ne ha due sulla prima e sulla terza, il pentasillabo uno sulla prima o seconda sillaba e l'altro sulla quarta, così via fino all'endecasillabo: un verso libero con accenti in posizione libera, escluso l'ultimo che cade sulla decima sillaba - ma gli schemi più frequenti per gli accenti principali sono: sulla sesta e sulla decima; sulla quarta, ottava e decima; sulla quarta, settima e decima.
Nel conteggio delle sillabe, però, bisogna tenere presenti alcune figure metriche come l'elisione (fusione in una sola sillaba della vocale finale di una parola e della vocale iniziale della parola successiva), l'episinalefe (la vocale dell'ultima sillaba di un verso si fonde con quella iniziale del verso successivo), lo iato (la vocale finale di una parola e quella iniziale della parola successiva appartengono a due sillabe diverse), la dieresi (la separazione di due vocali formanti dittongo), la sineresi (due o tre vocali della medesima parola non formanti dittongo o trittongo sono considerate come unica sillaba).
Il verso ipèrmetro ha una sillaba in più del normale, il verso ipòmetro una di meno. L'ultima sillaba del verso ipèrmetro si elide con la prima sillaba del verso successivo (episinalefe), nel caso del verso ipòmetro viene assegnata al verso seguente. Il verso si dice piano se termina con una parola piana; sdrucciolo se termina con una parola sdrucciola; tronco se termina con una parola tronca.
In poesia, un elemento essenziale è la rima. Essa unisce due o più versi che terminano con parole identiche. I versi rimano secondo schemi che si indicano con le lettere maiuscole dell'alfabeto (AA, AABB, ABAB, ABBA...). Un esempio può essere: la rima baciata - due versi successivi rimano presentando lo stesso suono (AA, BB...); la rima alternata - i versi sono alterni (ABAB, CDCD...); la rima incrociata (ABBA, CDDC...); la rima incatenata (ABA, BCB, CDC...); la rima interna (due parole rimano all'interno dello stesso verso; la rima equivoca (due parole dello stesso suono hanno significato diverso); la consonanza (le consonanti sono uguali e le vocali diverse, è una rima imperfetta). I versi possono anche essere sciolti e senza rime.

L'intento di questo post non è quello di scrivere un manuale di poetica, è solo un cenno per illustrare come i poeti, attraverso il suono, gli accenti, le figure metriche, abbiano ricreato la stessa sensazione riprodotta dai musicisti: il ritmo.

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