Generalmente, il punto di partenza di ciò che ci porta a scrivere è lo
stimolo tratto da una storia emozionante, talmente bella da averci
portato nel mondo della scrittura. Del resto, l'imitazione è la base di
ogni forma d'arte. Ma ci sta una differenza tra "leggere" e "studiare la
scrittura degli altri": leggere è il punto di partenza, ci porta a dire
"com'è bella questa storia!"; "studiare la scrittura degli altri"
significa smontare il testo e capire come funziona dentro, quali sono i
"muri portanti", capire come funziona il racconto, come l'autore ha
affrontato problemi come "quale narratore scelgo?", "come vado avanti?",
"personaggio tenero o duro?", e così via. La narratologia ci permette
di analizzare un testo con i giusti strumenti, ciononostante non
dobbiamo dimenticarci di leggere per la gioia di farlo.
Un
racconto o un romanzo non si può limitare alla stesura di una sequenza
di eventi. Il testo non è omogeneo come può apparire, infatti presenta
sempre disomogeneità dovute al fatto che esso è sorretto da una
struttura ben precisa: alcune parti della superficie testuale possono
essere eliminate dalla lettura, senza compromettere il significato di
quello che viene dopo, mentre altre non possono essere omesse, poiché
fanno procedere la narrazione.
Roland Barthes (1915-1980, saggista e
critico fra i maggiori esponenti della critica francese di orientamento
strutturalista) individua nel racconto quattro tipi di unità: i nuclei, le catalisi, gli indizi e gli informanti.
Grossolanamente,
i nuclei e le catalisi sono quelle parti del testo che forniscono
informazioni per l’avanzamento della trama, mentre gli indizi e gli
informanti creano lo sfondo (spaziale, temporale, psicologico, emotivo)
sul quale la trama si svolge. Ogni nucleo determina il
verificarsi di quello successivo; in pratica è un “muro portante”, non
se ne può fare a meno. Quando lo scrittore si ritroverà a scrivere un
nucleo, le sue scelte avranno pesanti conseguenze sullo sviluppo della
storia: un nucleo è un bivio, apre una biforcazione dove il racconto si
può sviluppare in un modo o nell’altro.
Una catalisi, invece, è
un elemento “connettivo”, collega un nucleo all’altro, ma non è del
tutto inutile e censurabile, serve a mantenere il contatto con il
destinatario. Sebbene non influisca sulla trama, una catalisi ha
ripercussioni sul discorso che Eco scrive a proposito dell’indugio narrativo:
“Potremmo
domandarci comunque se era anche necessario che Manzoni inserisse
quelle informazioni storiche sui bravi. Si sa benissimo che il lettore è
tentato di saltarle, e ciascun lettore dei Promessi sposi ha fatto
così, almeno la prima volta. Ebbene, anche il tempo che occorre per
sfogliare le pagine che non si leggono fa parte di una strategia
narrativa, perché l’autore modello sa che in un racconto il tempo appare
tre volte: come tempo della fabula, tempo del discorso e tempo della
lettura”.
Tratto da Umberto Eco, Sei passeggiate nei boschi narrativi, Bompiani, Milano 1994, pag. 66.
La catalisi, dunque, contribuisce a rendere una migliore percezione della trama.
Le
precisazioni che specificano modi e motivi di un racconto non sono
legate allo sviluppo della storia, bensì rendono un personaggio più
umano e non un semplice snodo narrativo. Questi indizi costruiscono
la realtà fittizia del racconto, molto presenti in un romanzo rosa o in
una soap-opera, dove tutto fa leva sulle emozioni dei personaggi,
rallentando il tempo della fabula.
Esistono, poi, gli effetti di realtà che collocano la trama in un contesto specifico: questi elementi sono gli informanti che
hanno, rispetto agli indizi, una funzione minore e servono a radicare
l’invenzione nella realtà, a creare l’illusione che ciò che leggiamo sia
vero.
Se ci capita di leggere a proposito di un tizio che sistema la
sua attrezzatura da roccia, capiamo che un personaggio si trova in
montagna e che quell’attrezzatura serve solo a creare lo sfondo della
trama.
Un brano dotato di sfumature include passaggi "funzionali"
per la svolta narrativa e passaggi "referenziali" che servono alla
descrizione fine a se stessa e agli effetti di realtà. Il tutto si
concentra in nuclei, catalisi e indizi. Poniamo la questione in termini
cinematografici: sappiamo che ci sono scene d'azione, e scene dove "non
capita nulla"; le scene d'azione hanno un ritmo incalzante, mentre dove
"non capita nulla" il ritmo è più lento, si sospende. Il ritmo è
la frequenza con la quale si incontrano i nuclei. A parità di durata, un
testo che offre molti nuclei dovrà riservare meno spazio alle catalisi,
agli indizi, agli informanti, quindi dovrà essere basato su fatti
semplici, di immediata comprensione, per evitare una difficile
interpretazione da parte del lettore che avrà a disposizione meno indizi
per la ricostruzione scenica.
Non è da trascurare, però, la
piacevolezza del testo, oltre alla comprensibilità, lasciare spazio alla
descrizione degli ambienti, agli stati d'animo del personaggio, per
evitare di ridursi a una semplice traccia (una scaletta narrativa) è
fondamentale. Una narrazione si basa su un equilibrio delicato tra
sezioni funzionali (nuclei e catalisi) e sezioni referenziali (indizi e
informanti).
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