lunedì 23 agosto 2010

Nuclei, catalisi, indizi, informanti

Generalmente, il punto di partenza di ciò che ci porta a scrivere è lo stimolo tratto da una storia emozionante, talmente bella da averci portato nel mondo della scrittura. Del resto, l'imitazione è la base di ogni forma d'arte. Ma ci sta una differenza tra "leggere" e "studiare la scrittura degli altri": leggere è il punto di partenza, ci porta a dire "com'è bella questa storia!"; "studiare la scrittura degli altri" significa smontare il testo e capire come funziona dentro, quali sono i "muri portanti", capire come funziona il racconto, come l'autore ha affrontato problemi come "quale narratore scelgo?", "come vado avanti?", "personaggio tenero o duro?", e così via. La narratologia ci permette di analizzare un testo con i giusti strumenti, ciononostante non dobbiamo dimenticarci di leggere per la gioia di farlo.

Un racconto o un romanzo non si può limitare alla stesura di una sequenza di eventi. Il testo non è omogeneo come può apparire, infatti presenta sempre disomogeneità dovute al fatto che esso è sorretto da una struttura ben precisa: alcune parti della superficie testuale possono essere eliminate dalla lettura, senza compromettere il significato di quello che viene dopo, mentre altre non possono essere omesse, poiché fanno procedere la narrazione.
Roland Barthes (1915-1980, saggista e critico fra i maggiori esponenti della critica francese di orientamento strutturalista) individua nel racconto quattro tipi di unità: i nuclei, le catalisi, gli indizi e gli informanti.

Grossolanamente, i nuclei e le catalisi sono quelle parti del testo che forniscono informazioni per l’avanzamento della trama, mentre gli indizi e gli informanti creano lo sfondo (spaziale, temporale, psicologico, emotivo) sul quale la trama si svolge. Ogni nucleo determina il verificarsi di quello successivo; in pratica è un “muro portante”, non se ne può fare a meno. Quando lo scrittore si ritroverà a scrivere un nucleo, le sue scelte avranno pesanti conseguenze sullo sviluppo della storia: un nucleo è un bivio, apre una biforcazione dove il racconto si può sviluppare in un modo o nell’altro.
Una catalisi, invece, è un elemento “connettivo”, collega un nucleo all’altro, ma non è del tutto inutile e censurabile, serve a mantenere il contatto con il destinatario. Sebbene non influisca sulla trama, una catalisi ha ripercussioni sul discorso che Eco scrive a proposito dell’indugio narrativo:

“Potremmo domandarci comunque se era anche necessario che Manzoni inserisse quelle informazioni storiche sui bravi. Si sa benissimo che il lettore è tentato di saltarle, e ciascun lettore dei Promessi sposi ha fatto così, almeno la prima volta. Ebbene, anche il tempo che occorre per sfogliare le pagine che non si leggono fa parte di una strategia narrativa, perché l’autore modello sa che in un racconto il tempo appare tre volte: come tempo della fabula, tempo del discorso e tempo della lettura”.
Tratto da Umberto Eco, Sei passeggiate nei boschi narrativi, Bompiani, Milano 1994, pag. 66.

La catalisi, dunque, contribuisce a rendere una migliore percezione della trama.

Le precisazioni che specificano modi e motivi di un racconto non sono legate allo sviluppo della storia, bensì rendono un personaggio più umano e non un semplice snodo narrativo. Questi indizi costruiscono la realtà fittizia del racconto, molto presenti in un romanzo rosa o in una soap-opera, dove tutto fa leva sulle emozioni dei personaggi, rallentando il tempo della fabula.
Esistono, poi, gli effetti di realtà che collocano la trama in un contesto specifico: questi elementi sono gli informanti che hanno, rispetto agli indizi, una funzione minore e servono a radicare l’invenzione nella realtà, a creare l’illusione che ciò che leggiamo sia vero.
Se ci capita di leggere a proposito di un tizio che sistema la sua attrezzatura da roccia, capiamo che un personaggio si trova in montagna e che quell’attrezzatura serve solo a creare lo sfondo della trama.

Un brano dotato di sfumature include passaggi "funzionali" per la svolta narrativa e passaggi "referenziali" che servono alla descrizione fine a se stessa e agli effetti di realtà. Il tutto si concentra in nuclei, catalisi e indizi. Poniamo la questione in termini cinematografici: sappiamo che ci sono scene d'azione, e scene dove "non capita nulla"; le scene d'azione hanno un ritmo incalzante, mentre dove "non capita nulla" il ritmo è più lento, si sospende. Il ritmo è la frequenza con la quale si incontrano i nuclei. A parità di durata, un testo che offre molti nuclei dovrà riservare meno spazio alle catalisi, agli indizi, agli informanti, quindi dovrà essere basato su fatti semplici, di immediata comprensione, per evitare una difficile interpretazione da parte del lettore che avrà a disposizione meno indizi per la ricostruzione scenica.
Non è da trascurare, però, la piacevolezza del testo, oltre alla comprensibilità, lasciare spazio alla descrizione degli ambienti, agli stati d'animo del personaggio, per evitare di ridursi a una semplice traccia (una scaletta narrativa) è fondamentale. Una narrazione si basa su un equilibrio delicato tra sezioni funzionali (nuclei e catalisi) e sezioni referenziali (indizi e informanti).

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