lunedì 23 agosto 2010

Tempo, ritmo e simultaneità

“In ogni caso il racconto è un’operazione sulla durata, un incantesimo che agisce sullo scorrere del tempo, contraendolo o dilatandolo”.
Italo Calvino, Lezioni americane, Milano, Mondadori 1993, pag. 43 (1a ed. Garzanti 1988).

Con questa breve affermazione, Calvino ricorda che in ogni racconto c’è un personaggio invisibile: il tempo. In un racconto il tempo fa tre comparse: il tempo della fabula, tempo del discorso, tempo della lettura.
Il tempo della fabula è indicato dalla durata della storia narrata: ne Il giro del mondo in ottanta giorni di Jules Verne, il tempo della fabula dura ottanta giorni, mentre nell’Ulisse di Joyce dura un giorno - un lettore sprovveduto potrebbe pensare che un libro che dura ottanta giorni sia più lungo di uno che dura solo un giorno, ma non è così, perché il discorso contrae od espande il tempo della fabula generando un proprio tempo; se aggiungessi molte descrizioni in un romanzo, creerei un rallentamento del ritmo e del tempo di lettura, per cui ci sarà un grande spazio in cui “non capita nulla” tra un nucleo e l’altro, rallentando anche lo svolgersi degli eventi.
Il tempo della fabula è un personaggio invisibile, perché ha bisogno di essere segnalato al lettore nel suo comparire e nel suo scorrere. Come fare, dunque, per rappresentare il tempo della fabula nel mondo del racconto?
In un testo scritto esistono tre modi: referenziale, differenziale, discorsivo.
Il modo referenziale fa riferimento alla realtà esterna al racconto, un esempio è quello di usare la datazione, notando che si può assumere come riferimento esterno anche un evento sociale di rilevante importanza (esempio: la nascita di Cristo, si può adottare anche come una data puramente testuale). Anche una qualsiasi datazione fittizia si può considerare referenziale.
L’indicazione referenziale avviene sincronizzando la narrazione con un evento storico riconosciuto dalla società. In mancanza di date precise, si possono porre parallelamente la narrazione e il suo contesto.
La scelta del tempo avrà effetti decisivi sull’intera narrazione e metterà in discussione la referenzialità dell’indicazione temporale. Diciamo che un Lettore Empirico, se non conosce gli elementi storici citati, si discosta dal Lettore Modello e non comprende l’arco di tempo in cui la fabula si colloca.
I vantaggi di affidarsi a un riferimento storico stanno nel creare un legame maggiore tra realtà e finzione, in modo da scambiare la narrazione per veritiera, mentre l’assenza di legami temporali tra il racconto e la realtà "sospenderà" la narrazione, non meno realistica, concedendo un grado maggiore di libertà dal reale.
Il modo differenziale sfrutta un momento iniziale dell’intreccio che sarà considerato come “istante t0” e procede per scarti temporali rispetto a tale momento. Il racconto può proseguire collocando gli eventi successivi dopo tale momento in progressione oppure potrà includere fatti precedenti all’avvio dell’intreccio. In alternativa, si sconvolgerà l’ordine naturale degli eventi con infrazioni che si verificheranno in un qualsiasi punto del racconto rapportandosi continuamente all’istante iniziale.
La rappresentazione temporale può avvenire per dichiarazioni esplicite o inferenziali: le prime si rifanno ad avverbi di tempo, tempi verbali, sostantivi legati alle unità di misura della grandezza tempo; le seconde si basano sulla conoscenza tra autore e lettore circa la durata di alcuni fenomeni come l’irradiazione solare diurna, la marea, alcuni comportamenti sociali, determinate situazioni (es. “uscirono dal teatro subito dopo l’Aida”. Quanto dura l’Aida?).
L’indicazione differenziale si basa sulla differenza di tempo tra due eventi nella narrazione e non ha alcun riferimento esterno al racconto.
Un’altra metodologia di temporalizzazione è quella discorsiva, basata sulla sincronizzazione tra il tempo della narrazione e il tempo del discorso.
La strategia discorsiva trasporta nello spazio reale l'interazione tra destinatario e testo. Questa simultaneità rafforza l'illusione di realtà e favorisce la partecipazione del lettore. In realtà non è in gioco il tempo del discorso, bensì il tempo di lettura: se viene narrato di un monaco che si fa una passeggiatina nel cortile e la passeggiata dura mezz'ora, nel reale, attraverso ampie descrizioni, passerà un arco di tempo pari a mezz'ora. La presenza di digressioni o di descrizioni determina rallentamenti nella fruizione della fabula, ma non nella lettura, che si svolge sempre alla stessa velocità. Invece, un discorso più articolato determina un allungamento dei tempi di lettura a parità di numero delle parole.
Scorrevolezza o complessità sono i due parametri che influenzano il ritmo narrativo e il tempo globale di lettura. Si può, dunque, agire sul ritmo per aumentare o diminuire la lettura oppure intervenire sul numero di parole del testo per allungare o accorciare il percorso della lettura, e quindi la durata, anche se le tecniche possono essere usate congiuntamente.

La simultaneità


In un testo narrativo la simultaneità è uno dei maggiori ostacoli per lo sviluppo dell'intreccio. Nella tradizione testuale gli eventi che si svolgono contemporaneamente vengono messi in successione, anche per motivi topografici. Il destinatario leggerà tutte le indicazioni, ma non avrà l'impressione che tutte le svolte sono accadute contemporaneamente, poiché il tempo della lettura ha interferito con il tempo della narrazione. Ovviamente, lo strumento migliore per tenere sotto controllo la simultaneità è la trasformazione della fabula in intreccio.

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