“In ogni caso il racconto è un’operazione sulla durata, un
incantesimo che agisce sullo scorrere del tempo, contraendolo o
dilatandolo”.
Italo Calvino, Lezioni americane, Milano, Mondadori 1993, pag. 43 (1a ed. Garzanti 1988).
Con
questa breve affermazione, Calvino ricorda che in ogni racconto c’è un
personaggio invisibile: il tempo. In un racconto il tempo fa tre
comparse: il tempo della fabula, tempo del discorso, tempo della
lettura.
Il tempo della fabula è indicato dalla durata della storia narrata: ne Il giro del mondo in ottanta giorni di Jules Verne, il tempo della fabula dura ottanta giorni, mentre nell’Ulisse di
Joyce dura un giorno - un lettore sprovveduto potrebbe pensare che un
libro che dura ottanta giorni sia più lungo di uno che dura solo un
giorno, ma non è così, perché il discorso contrae od espande il tempo
della fabula generando un proprio tempo; se aggiungessi molte
descrizioni in un romanzo, creerei un rallentamento del ritmo e del
tempo di lettura, per cui ci sarà un grande spazio in cui “non capita
nulla” tra un nucleo e l’altro, rallentando anche lo svolgersi degli
eventi.
Il tempo della fabula è un personaggio invisibile, perché ha
bisogno di essere segnalato al lettore nel suo comparire e nel suo
scorrere. Come fare, dunque, per rappresentare il tempo della fabula nel
mondo del racconto?
In un testo scritto esistono tre modi: referenziale, differenziale, discorsivo.
Il modo referenziale
fa riferimento alla realtà esterna al racconto, un esempio è quello di
usare la datazione, notando che si può assumere come riferimento esterno
anche un evento sociale di rilevante importanza (esempio: la nascita di
Cristo, si può adottare anche come una data puramente testuale). Anche
una qualsiasi datazione fittizia si può considerare referenziale.
L’indicazione
referenziale avviene sincronizzando la narrazione con un evento storico
riconosciuto dalla società. In mancanza di date precise, si possono
porre parallelamente la narrazione e il suo contesto.
La scelta del
tempo avrà effetti decisivi sull’intera narrazione e metterà in
discussione la referenzialità dell’indicazione temporale. Diciamo che un
Lettore Empirico, se non conosce gli elementi storici citati, si
discosta dal Lettore Modello e non comprende l’arco di tempo in cui la
fabula si colloca.
I vantaggi di affidarsi a un riferimento storico
stanno nel creare un legame maggiore tra realtà e finzione, in modo da
scambiare la narrazione per veritiera, mentre l’assenza di legami
temporali tra il racconto e la realtà "sospenderà" la narrazione, non
meno realistica, concedendo un grado maggiore di libertà dal reale.
Il modo differenziale sfrutta
un momento iniziale dell’intreccio che sarà considerato come “istante
t0” e procede per scarti temporali rispetto a tale momento. Il racconto
può proseguire collocando gli eventi successivi dopo tale momento in
progressione oppure potrà includere fatti precedenti all’avvio
dell’intreccio. In alternativa, si sconvolgerà l’ordine naturale degli
eventi con infrazioni che si verificheranno in un qualsiasi punto del
racconto rapportandosi continuamente all’istante iniziale.
La
rappresentazione temporale può avvenire per dichiarazioni esplicite o
inferenziali: le prime si rifanno ad avverbi di tempo, tempi verbali,
sostantivi legati alle unità di misura della grandezza tempo; le seconde
si basano sulla conoscenza tra autore e lettore circa la durata di
alcuni fenomeni come l’irradiazione solare diurna, la marea, alcuni
comportamenti sociali, determinate situazioni (es. “uscirono dal teatro
subito dopo l’Aida”. Quanto dura l’Aida?).
L’indicazione differenziale si basa sulla differenza di tempo tra due eventi nella narrazione e non ha alcun riferimento esterno al racconto.
Un’altra metodologia di temporalizzazione è quella discorsiva, basata sulla sincronizzazione tra il tempo della narrazione e il tempo del discorso.
La
strategia discorsiva trasporta nello spazio reale l'interazione tra
destinatario e testo. Questa simultaneità rafforza l'illusione di realtà
e favorisce la partecipazione del lettore. In realtà non è in gioco il
tempo del discorso, bensì il tempo di lettura: se viene narrato di un
monaco che si fa una passeggiatina nel cortile e la passeggiata dura
mezz'ora, nel reale, attraverso ampie descrizioni, passerà un arco di
tempo pari a mezz'ora. La presenza di digressioni o di descrizioni
determina rallentamenti nella fruizione della fabula, ma non nella
lettura, che si svolge sempre alla stessa velocità. Invece, un discorso
più articolato determina un allungamento dei tempi di lettura a parità
di numero delle parole.
Scorrevolezza o complessità sono i due parametri che influenzano il ritmo narrativo
e il tempo globale di lettura. Si può, dunque, agire sul ritmo per
aumentare o diminuire la lettura oppure intervenire sul numero di parole
del testo per allungare o accorciare il percorso della lettura, e
quindi la durata, anche se le tecniche possono essere usate
congiuntamente.
La simultaneità
In un testo
narrativo la simultaneità è uno dei maggiori ostacoli per lo sviluppo
dell'intreccio. Nella tradizione testuale gli eventi che si svolgono
contemporaneamente vengono messi in successione, anche per motivi
topografici. Il destinatario leggerà tutte le indicazioni, ma non avrà
l'impressione che tutte le svolte sono accadute contemporaneamente,
poiché il tempo della lettura ha interferito con il tempo della
narrazione. Ovviamente, lo strumento migliore per tenere sotto controllo
la simultaneità è la trasformazione della fabula in intreccio.
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