Leggendo un libro o guardando un film, ci poniamo continue domande se un
elemento verrà prima o poi a far parte della storia o serve solo da
sfondo. In un poliziesco il destinatario conduce un'indagine parallela a
quella dell'investigatore, osserva la realtà, individua gli elementi di
sviluppo o di contorno: quanto meno la differenza è visibile, tanto più
imprevedibile e ricca di sorprese sarà la narrazione. L'autore deve
essere, in questo caso, abile a insinuare il continuo dubbio tra nucleo e
indizio (sopratutto nel genere poliziesco).
Dice Umberto Eco a proposito del dubbio (che può e deve essere presente in una qualsiasi altra storia):
"Entrare
in uno stato di attesa significa far previsioni. Il Lettore Modello è
chiamato a collaborare allo sviluppo della fabula anticipandone gli
stati successivi. L'anticipazione del lettore costituisce una porzione
di fabula che dovrebbe corrispondere a quella che egli sta per leggere.
Una volta che avrà letto si renderà conto se il testo ha confermato o no
la sua previsione. Gli stati della fabula confermano o disapprovano
(verificano o falsificano) la porzione di fabula anticipata dal lettore.
Il finale della storia - così come stabilito dal testo - non solo
verifica l'ultima anticipazione del lettore ma anche certe sue
anticipazioni remote, e in generale una implicita valutazione sulle
capacità revisionali manifestate dal lettore nel corso dell'intera
lettura".
Umberto Eco, Lector in fabula, Bompiani, Milano 1989, pag. 113
Quando
nulla è da prevedere, quando tutto è semplicemente da vedere, la
lettura diventa passiva. Se tutto viene svolto in modo consequenziale la
previsione si annulla, perché manca la possibilità di interpretazione
errata. Se ogni minimo indizio o informante si trasforma in nucleo, il
racconto diviene monotono. A meno che l'autore non voglia essere certo
che il suo spettatore sia in grado di capire ogni nucleo e trasforma gli
indizi in passaggi funzionali - che è consigliabile evitare.
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