martedì 31 agosto 2010

Strage degli innocenti



La primavera tardava ancora. Il sentiero di casa mia era tinto di foglie gialle, di cui non avevo ricordo. Come non ricordavo ciò che la realtà mi nascondeva ostinatamente.
Accostai tremante la mano al cancello: la superficie fredda, nera. Le stesse emozioni che mi trasmetteva un tempo, forse, quando probabilmente ero una donna sposata con due meravigliosi bambini. Sapeva di casa, ma c'era qualcosa che la mia mente aveva ignorato...
Estrassi la chiave ceduta dalla mia presunta zia dalla borsa, la avvicinai alla serratura e aprii lo scrigno della mia vita precedente.
"Signora Lucy?" esclamò incredula una donna alle mie spalle, stupita per la mia presenza. Mi voltai perplessa e ascoltai quanto aveva da dirmi. "Sa, mi fa piacere rivederla..."
Allungai un ciglio e corrugai la fronte. "Ci conosciamo?" chiesi, perplessa più di prima.
"Allora è vero quanto dicono! Lei ha perso la memoria... È così assurdo! Sono Giuliette, la vicina di casa, davvero non ricorda?"
Beh, un'amnesia poteva capitare a tutti, e in quel momento sembrava la cosa più naturale del mondo. Domandai alla signora Giuliette se ricordasse qualcosa di quella villetta, di quel giardino. La invitai dentro, sapendo che la casa fosse di mia proprietà, nella speranza di ricomporre il puzzle di una vita perduta.
La casa era molto accogliente: un ingresso comunicante con un salotto, e più in là una cucina, tappeti quasi ovunque. Eravamo in compagnia del buio, mi accostai alla finestra più vicina. Aprii le tende e impugnai la serratura...
Altra strana sensazione, la stessa del cancello. Vidi una macchina sgommare e frenare d'impatto, dinanzi casa; un volto irato, spietato, entrò nella mia abitazione, le chiavi in pugno.
Mi scossi sbalordita da quella visione, rivolsi lo sguardo a Giuliette.
"Gradisce un tè? Per me è di vitale importanza, se non le dispiace..." invogliai la vicina di casa a fornirmi indizi. Presi ad andare in cucina, al che Giuliette mi congedò, accomodandosi sul divano: "Signora Lucy, non avrei mai pensato potesse succedere un disastro simile, sopratutto a una donna del suo calibro. Era vero, i vicini non si fidavano molto di quell'uomo. Aveva uno sguardo strano..."
"Di quale uomo parla?"
"Suo marito."
"Cos'ha fatto mio marito?" imprecai, un po' impaurita all'idea di avere un marito.
"Ehm... si... Era una fredda giornata di gennaio, stavo lavando i piatti e di tanto in tanto sbirciavo sulla strada. Tutto a un tratto sentii una sgommata, suo marito infuriato. Avreste dovuto vederlo, sembrava un demonio, armato con mazza da baseball. La cosa sembrava normale, perché suo figlio, il primo, ci giocava. Pensavo fosse un regalo, ma il suo comportamento mi dava all'occhio: non era necessario sgommare in una strada così stretta. Poi le urla dei bambini. E nulla..." Giuliette si bagnò di lacrime. La esplorai in cerca d'altro.
"E dopo?"
Non potevo ricordare. In quel momento, quel vuoto oscurò la mia coscienza, mi sentii responsabile delle cose che avevo rimosso. Tirai un profondo respiro, mi rassegnai.  Dovevo fare qualcosa, ricordare ciò che i miei occhi non volevano vedere, in cerca di foto, oggetti disseminati in tutta l'abitazione. Mi fermai d'impatto alla porta del primo piano. Un de-ja-voù mi sfiorò il pensiero, non capii bene chi fossi, perché non ero più io a vivere, ma un'estranea morta nel mio corpo tempo addietro. Se avessi aperto quella porta, avrei scoperto il turbamento dei miei sensi. Decisi di non esitare: la schiusi con l'ultimo coraggio che mi rimaneva.
Un bagliore di luce, un istante di lacrime; una finestra ancora aperta. E giù, in un angolo... i miei figli.
Caddi, senza voce per urlare. Giuliette mi soccorse, assistendo incredula. Simili torti non vennero mai puniti.
Furono tracce di sangue.
Bambini morti.

3 commenti:

  1. Anto! non avevo letto questo racconto e devodire che è molto carino. Riesci sempre ad esprimere al meglio gli sati d' animo :)
    Però nn mi piacciono alcune cose a livello formale, del tipo "stava penetrando la mia abitazione, utilizzando un mazzo di chiavi": utilizzando un mazzo di kiavi pui anke ometterlo.
    e poi anche "un ingresso comunicante direttamente...", preferirei la frase senza " direttamente", è inutile.
    Cmq mi piace molto la trovata di riportare qui i racconti *_* Mi sa ke ti copierò xD

    RispondiElimina
  2. Ecco brava. Terrò a mente il tuo prezioso consiglio. Non si finisce mai di editare... chissà quando riuscirò ad ottenere la versione definitiva del racconto! XD. Ti voglio bene, a rileggerci!

    RispondiElimina
  3. Ho editato! Finalmente la versione finale xD

    RispondiElimina